Camminare l’orizzonte. Deriva

Space4235, Genova, 2017 

w/Ermanno Cristini, Alessia Armeni, Simona Barbera, Antonio Catelani, Ronny Faber Dahl, Òbelo (Claude Marzotto e Maia Sambonet)
Contributo di testo di Gabriele Tosi

Camminare l’orizzonte: l’articolo determinativo indica uno stare “dentro”, e non “su”. Poiché l’orizzonte è per definizione un altrove, che sfugge continuamente allo sguardo, Camminare l’orizzonte è uno stare dentro l’altrove, con quella continuità che è suggerita dall’idea stessa di linea. Forse è lungo quella linea che si perdono sia lo sguardo del viandante di Friedrich che la rotta della barca di Bas Jan Ader perché se l’orizzonte non ha luogo il viaggio che esso chiama è un viaggio senza scopo, quel viaggio che si realizza nel viandare e che ha il naufragio come presupposto. Da questo punto di vista allora Camminare l’orizzonte vuole essere un laboratorio epistemologico per praticare, come si conviene all’arte, il territorio mobile dell’eterotopia. In pari tempo esso asseconda il desiderio di sollevarsi in punta di piedi per osservare, con gli occhi chiusi, lo spazio necessario dell’utopia, forse l’unico luogo dove parlando altre lingue possiamo parlare la nostra.

Ermanno Cristini